E' un momento particolarmente speciale nella carriera artistica di uno tra i piu' ispirati e celebrati cantautori italiani, Andrea Chimenti.

In un anno come il 2026 che celebra il quarantennale della carriera di un'artista a tutto tondo come Chimenti, il cantante, compositore, scrittore e nei ritagli di tempo, anche pittore, ha recentemente dato alle stampe la sua prima raccolta di canzoni, intitolata Del Mio Cuore In Fondo - Collection Vol. 1, in uscita contemporanea con un nuovo libro di racconti, chiamato Senza Fermata.

In un anno sicuramente molto importante nella storia artistica di un talentuosissimo musicista unanimemente riconosciuto come tale da parte della stampa musicale ed editoriale, l'ex cantante dei Moda ha gentilmente accettato l'invito del nostro sito per parlarci sia della sua prima raccolta discografica che del suo nuovo libro, che stanno riscuotendo gia' enormi consensi da parte dei moltissimi fans di Chimenti.

BR - Andrea, bentrovato e congratulazioni doppie per l'uscita del tuo disco Del Mio Cuore In Fondo e per il tuo nuovo libro, usciti quasi in contemporanea. Del Mio Cuore In Fondo non e' un vero e proprio disco nuovo ma piuttosto una rilettura di dieci brani che hai scelto nella tua ricca discografia e che hai riproposto in una chiave diversa, a nostro modo di vedere, piu' intimista e in alcuni momenti, anche piu' confidenziale.

AC - Sai, e' la prima volta che mi guardo indietro, nella mia carriera, perche, come sai, non lo faccio mai. In aggiunta a cio', non ho mai ripreso un brano dei Moda, sin dagli anni '80 ma ho sempre invece virato in avanti, nel mio percorso artistico. Poi un giorno, David Bonato della VREC (casa duscografica di Chimenti) mi ha ricordato che quest'anno son 40 anni dalla mia prima uscita discografica, suggerendomi di festeggiare l'evento registrando due albums, dove rivisito alcuni dei miei brani. Li' per li', l'idea non mi era piaciuta tanto ma poi riflettendoci, ho capito che poteva essere invece interessante fare il punto della mia carriera discografica e vedere il tragitto musicale che avevo fatto. Questa cosa di ricalarmi in alcuni brani del mio passato, si e' rivelata poi in realta' una bella esperienza, una bella emozione.

BR - Per un'artista come te che ha sempre, come accennavi, guardato in avanti, nella sua gloriosa carriera, quanto ha rappresentato, in termini di sfida, il guardarsi indietro e scegliere dieci brani che simboleggiassero, nel primo capitolo della tua collezione discografica, dove Andrea Chimenti si trova sia come artista sia come persona, nel 2026?

AC - Guarda, e' stata impegnativa piu' l'idea di guardarmi indietro che non il fare il disco per se. L'idea di affrontare un brano mio vecchio, di riprenderlo in mano, ritirare giu' gli accordi, rileggere il testo, rientrare dentro una canzone del mio passato, quelli sono stati gli aspetti piu' impegnativi per me, perche' poi, una volta che mi ci sono reimmerso, in realta' poi ho trovato anche addirittura il piacere di farlo, soprattutto per alcuni brani che in qualche modo erano rimasti un po' in sordina, un po' ai margini, negli anni, brani che forse si erano fatti notare di meno. Quelle canzoni li' mi hanno dato una discreta emozione, perche' mi sono reso conto che avevano ancora molto da dire e quindi questa revisitazione e' stata assolutamente interessante.

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BR - Del Mio Cuore In Fondo non rappresenta, almeno per noi di Bluebird Reviews, solo il primo capitolo di un percorso a ritroso lussurioso nel tempo e nella tua carriera ma in un certo qual modo, specie nelle liriche delle canzoni, un passaggio artistico del ragazzo idealista della fine degli anni 80, contemplato splendidamente attraverso il brano L'Uomo Dei Sogni, che affronta la spietata realta' del tempo che viviamo due decadi dopo attraverso un bellissimo brano come A Stain In The Moonlight. Come e' avvenuta la pianificazione della lista dei brani da inserire nel disco?

AC - Il punto di partenza del disco e il percorso all'interno di esso erano entrambi importanti per me e piu' di tutto, come comporlo. C'erano due possibilita', sostanzialmente; quella dell'ordine cronologico oppure quella di abbinare I brani in modo piu' libero. Ho scelto la seconda strada, perche' l'ordine cronologico forse lo trovavo un po' banale. Ho pensato di vedere il mio passato fino ad oggi nel suo insieme, come se fosse un corpo unico e quindi cercando di rivivere realmente quei brani, come se mi appartenessero ancora oggi molto vivamente, piuttosto che a un passato che non esiste piu'.
No, Andrea e' sempre lo stesso, in qualche modo. E' vero, ho fatto cose molto differenti, negli anni ma ho voluto trattare il disco in questo modo, abbinando le canzoni al gusto. Ho voluto iniziare coi Moda (Canto Pagano, L'Uomo Dei Sogni) perche' quello e' stato il vero punto di partenza e per me, concettualmente, la scelta ci stava tutta. Il terzo brano, quello a cui ti riferivi (A Stain In The Moonlight con Toni Sparks), mi e' sembrato un brano che si potesse abbinare bene con le due canzoni da Canto Pagano. Il testo di quel brano, in realta', e' stato scritto da mio figlio Francesco, poiche' io, con l'inglese, faccio un po' fatica nello scriverlo. Tra l'altro, il brano con Tori e' quasi un inedito, poiche' e' uscito esclusivamente nella versione recitata su una pennetta USB che io abbinavo al libro L'Organista Di Mainz (sempre di Chimenti) alla fine di un racconto e quel brano specifico non era mai uscito su un disco ufficiale prima d'ora. Fino ad oggi, chiaramente.

BR - Come e' avvenuto il connubio artistico con Tori Sparks su questo brano, Andrea? Avevate gia' collaborato insieme in passato?

AC = Devo confessarti che non conoscevo assolutamente Toni, prima della nostra collaborazione. In realta' Francesco Cappiotti, che ha arrangiato e prodotto il disco insieme a me ed e' anche il chitarrista che mi accompagna anche nei concerti dal vivo, aveva lavorato con Toni Sparks e un giorno mi fa "Guarda che c'e' questa cantante che secondo me, sarebbe veramente adatta". Sono andato ad ascoltarla ed effettivamente, mi e' piaciuta molto. Mi son chiesto se le facesse piacere collaborare con me e lei si e' dimostrata subito felicissima di lavorare con me su quella canzone. Io avevo un po' di dubbi sul mio scarso inglese ma lei mi ha rinfrancato subito, dicendomi che andavo bene, quindi tutto ando' liscio e devo dire che son felicissimo di questa collaborazione, perche' ho scoperto una bravissima artista, tra l'altro una artista Americana che vive in Spagna.

BR - Ti sei circondato di tantissimi compagni di viaggio, all'interno di Del Mio Cuore In Fondo, alcuni quasi scontati, dato il tuo lungo sodalizio artistico in comune, come Gianni Maroccolo, Massimo Fantoni, Ermanno Giovanardi, gli ex Moda Fabio Galavotti e Fabio Chiappini, altri piu' inaspettati, come Tori Sparks, di cui parlavamo prima, Shawn Lee e tuo figlio Francesco, un polistrumentista davvero raffinato e talentuoso. Puoi rivelarci qualcosa in piu' sulla collaborazione con Shawn Lee?

AC - Conoscevo Shawn Lee di fama, certamente e li, ancora una volta, Francesco Cappiotti si e' dimostrato preziosissimo nel creare questo contatto tra me e Shawn, poiche' ci aveva gia' suonato insieme. Sentivamo il bisogno di un momento dell'album particolarmente percussivo e d'istinto, il nome di Shawn Lee e' venuto fuori. A dire il vero, queste collaborazioni di cui discutiamo sono nate durante le registrazioni di Del Mio Cuore In Fondo, mentre lavoravamo nella stesura delle versioni che sono poi finite sull'album e devo riconoscere che negli anni, come fortunatamente accade ancora tutt'oggi, la buona sorte mi e' sempre stata accanto nella scelta dei miei compagni di viaggio, come li hai definiti tu.

BR - Andrea, quando hai scelto insieme a Francesco Cappiotti di creare nuovi arrangiamenti per I dieci brani all'interno del tuo ultimo disco, era tua intenzione rivestire le canzoni in generale con dei toni piu' soffusi, specie su brani contenenti striature di Jazz, come Yuri oppure su un brano come Garcia, che presenta una stesura sonora davvero impressionante e di grande profondita' armonica oppure e' stato piu' un percorso istintivo, quando si e' trattato di riarrangiare I brano inclusi in Del Mio Cuore In Fondo?

AC - L'idea iniziale della costruzione del disco era quella di fare una produzione molto stringata, molto minimale ed acustica. Non volevo cimentarmi in un confronto diretto con I brani del passato rifacendo arrangiamenti in una chiave piu' pomposa, assolutamente no. Diciamo che poi, l'appetito vien mangiando e, registrando, poi ci siamo un po' lasciati prendere piu' la mano ma sempre in maniera essenziale. Molto cose, come aggiunte di batteria su alcuni brani, sono nate al momento, spontaneamente, proprio giocando, come talvolta accade tra musicisti.

BR - Tuo figlio Francesco e' presente in alcuni brani, immagino tu sia stato orgogliosissimo di lavorare con lui in maniera piu' estesa, su questa raccolta. La proposta di lavorare su piu' brani del disco e' arrivata da te, Andrea o piuttosto da Francesco?

AC - Guarda, in realta' Francesco ha curato una sezione di violoncelli sul brano La Cattiva Amante, che chiude il disco. La proposta e' venuta da me e lui e' riuscito, in uno spazio durante la sua intensa attivita' concertistica, a farmi questo prezioso regalo. Non e' certamente la prima volta che lavoriamo insieme, con Francesco. Infatti lui fece la produzione artistica di un mio disco di qualche anno fa, Yuri, insieme a Davide Andreoni. Poi, sai, ci intendiamo molto con lui, Francesco comprende al volo che cosa voglio, all'interno di un brano e io so cosa lui puo' darmi, uno scambio di valori artisticamente perfetto.

BR - Ricordo che quando abbiamo conversato qualche tempo fa sull'uscita del tuo ultimissimo disco di inediti Il Deserto, La Notte, Il Mare, per Bluebird Reviews, il tema portante del disco era rivolto al viaggio, all'idea che siamo un po' tutti migranti, a questo mondo. Nel mentre ascoltavamo Del Mio Cuore In Fondo e in particolare la rilettura di Ti Ho Aspettato (tratto da L' Albero Pazzo del 1996), a un certo punto del brano canti ""Forse ci siamo sfiorati in alto mare, come imbarcazioni che passano nella notte e non si salutano e non si conoscono" e l'abbiamo ricollegato ai temi di Il Deserto, La Notte, Il Mare. Per uno come te nato a Reggio Emilia, che ha vissuto, tra altri posti, in luoghi come Arezzo e vive tuttora a Verona, posti non esattamente vicini al mare ma neanche lontanissimi, cosa rappresentava l'idea del mare da bambino e cosa rappresenta per te oggi?

AC - Non ci crederai ma io non amo il mare (sorride). Infatti non vado in vacanza al mare e prediligo piuttosto la montagna. Il mare ha per me piu' una valenza simbolica. E' vero che nelle mie canzoni il mare ricorre molto spesso ma e' piu' che altro importante per me perche' rappresenta la profondita', la psiche. Allo stesso tempo, rappresenta per me anche la lontananza.. Il mare a me fa paura, forse perche' fa paura, a volte, scavare all'interno della psiche.. Una delle cose che, a questo mondo, reputo piu' terrificanti e' il mare di notte e di riflesso, questo aspetto del mare e' stato ed e' ancora oggi sicuramente una grande influenza su di me. Probabilmente questo mi aiuta anche ad esorcizzare alcuni demoni al mio interno ed al mio rapporto contrastante col mare. Nella mia vita, come dicevi anche tu, ho viaggiato e mi sono spostato molto spesso da un posto a un'altro e in qualche modo, mi son sempre sentito felicemente fuori posto, senza essermi mai radicato realmente in un luogo. Il mare per me simbolizza l'idea del viaggio, rappresenta la partenza, come quella di Ulisse che solca le acque, spinto dalla curiosita', dall'idea della ricerca, la voglia di conoscere.

BR - Del Mio Cuore In Fondo e' sicuramente un viaggio a ritroso nel tempo per te ma in un certo qual modo, allo stesso tempo in avanti, poiche' quelle canzoni contenute nel disco ora vivono di luce nuova, rivestite di un abito nuovo e talvolta anche piu' sgargiante dell'originale, se ci e' permesso dirlo. Credi che, in un certo modo, questo rimbalzare in avanti e indietro nel tempo riflette, in simbiosi, cio' che accade all'interno di Senza Fermata, il tuo nuovo libro che include 10 racconti inediti dove I protagonisti sono separati dal tempo ma continuano a sfiorarsi attraverso un impalpabile legame spazio-tempo?

AC - Mi fa piacere che voi mi facciate questa domanda e che soprattutto abbiate colto questo aspetto che in realta' qualcun'altro mi ha fatto notare e a cui io non avevo assolutamente pensato. All'interno di Del Mio Cuore In Fondo, dove rivisito il mio passato, facendolo tornare presente e del libro, chiamato Senza Fermata, che parla per l'appunto del tempo, c'e' un simbolico parallelismo e un significato che non avevo immediatamente realizzato ma che col senno di poi, mi ha fatto riflettere sul fatto che avevo ed ho bisogno di aprire una nuova porta, un qualcosa con cui devo fare I conti. Forse perche', quando si guarda al futuro, si devono giocoforza fare I conti col passato, perche' si deve sempre fare un punto, no, del nostro viaggio. Capire dove siamo arrivati per poter poi tracciare nuove rotte, perche' e' inutile tracciare nuove rotte se non sappiamo dove siamo e che strada abbiamo compiuto fino ad oggi. Quindi per me, questo disco e questo libro, in contemporanea, sicuramente racchiudono questo significato del tempo, che viene in qualche modo appallottolato e portato tutto in un unico momento, un'unica presenza, in un attimo vissuto in quel determinato momento.

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BR - Chi ha avuto l'opportunita' di leggere il tuo nuovo libro ha raccontato di avere letto piccole storie quotidiane che richiedono grandi decisioni, poiche' da esse dipendono salvezza e dignita' morale e spirituale. Quando hai cominciato a lavorare sui racconti all'interno di Senza Fermata e quale, tra I racconti, e' quello che ti ha emozionato personalmente di piu' nello scriverlo?

AC - Difficile dire che ci sia stato un racconto in particolare che mi ha particolarmente emozionato.. Forse, scandagliando nel profondo, l'ultimo racconto del libro e' quello per me piu ' significativo, poiche' e' quello che un po' ricapitola tutto il libro. I racconti sono dieci, all'interno di Senza Fermata e confluiscono l'uno nell'altro, anche se appartengono ad epoche differenti. Il primo racconto si svolge nel diecimila Avanti Cristo, il secondo racconto nello stesso luogo ma negli Anni '50, per farti un esempio. E' per certi versi un piccolo gioco, dove il luogo dove si svolgono I racconti e' sempre lo stesso (Milano) ma ci sono dei salti temporali, proprio come se il tempo, visto in maniera quantistica, e' un qualcosa che non esistesse, e' forse solo una illusione. I personaggi di ogni racconto si sfiorano solo, pure appartenendo a tempi e ad epoche diverse. Il fatto che il disco ed il libro siano usciti quasi contemporaneamente e' stata pura coincidenza astrale, che tra l'altro io ho cercato anche di evitare, perche' temevo che I due progetti si ingolfassero a vicenda ma anche li', evidentemente il destino ha preso il sopravvento (sorride).
Quando si dice I casi della vita!

BR - Per te che sei un'artista nel vero senso della parola (oltre che ad essere un musicista ed uno scrittore affermato, di tanto in tanto ti dedichi anche alla pittura), quanto e' difficile talvolta il dover condensare testi di canzoni nei canonici 4 minuti e mezzo di un brano, comparati allo spazio e liberta' d'espressione e di ampliamento che puoi avere all'interno di un racconto?

AC - E' stata proprio questa l'esigenza.. dopo 40 anni di strofe e ritornelli, di metriche, ritmi, eccetera, alla fine, sentivo l'esigenza di essere libero di raccontare in maniera piu' estesa. Perche' mi sono buttato nei racconti? Il mio primo libro fu Yuri, che era un romanzo vero e proprio (2014), poi, sia con L'Organista Di Mainz che con Senza Fermata, mi sono concentrato un po' piu' invece sui racconti, proprio perche' mi ricordano un LP, con la sola differenza che scrivere racconti, proprio come suggerivi, mi permette di ampliare concetti e/o storie in maniera piu' estesa, senza limitazioni temporali che possono verificarsi all'interno di canzoni. Come sai, le canzoni hanno bisogno di una sintesi, un linguaggio un po' differente. Avevo fondamentalmente bisogno, attraverso lo scrivere libri, di misurarmi con un linguaggio piu' libero e piu' ampio.

BR - Pensi che il giovane Andrea Chimenti, allora ventenne, quando Canto Pagano e L'Uomo Dei Sogni furono pubblicate, sia oggi estremamente felice ed orgoglioso di vedere dove il suo Io e' approdato con grande successo, 40 anni dopo o se magari avesse cambiato qualche cosa, nel suo percorso artistico ed umano?

AC - Sicuramente, quando iniziai la mia carriera, le mie idee erano molto diverse da quelle di adesso. Pensavo di seguire un altro iter, qualcosa di diverso, immaginavo di entrare in un mondo piu' cantautorale. Ho iniziato con il Rock, come componente di un gruppo e pensavo quella fosse la mia strada. E' stato ed e' tuttora un continuo sorprendersi, il mio percorso, frutto di scelte che avvengono spontaneamente, soprattutto quando non c'e' calcolo. I calcoli, io, non sono mai stato molto bravo a farli, perche' ritengo di aver agito sempre con grande spontaneita'. Oggi, riascolto le mie cose vecchie e sento un modo di cantare un po' acerbo, dove magari cercavo di nascondermi dietro una certa rotondita' vocale. Ho imparato, credo, con gli anni a interpretare maggiormente le canzoni. Credo che un artista debba imparare a tirar fuori dal profondo di se stesso tutta la sua arte e, nel caso del cantante, l'interpretazione e' un qualche cosa che debba assolutamente venire da quel profondo, un qualcosa che ritengo si possa imparare con il tempo, con la maturita'. La maturita' fa cadere tante sovrastrutture, tante cose che ci creiamo intorno, talvolta anche a difesa di noi stessi per cercare di apparire o di essere giudicati bene. Si cerca, insomma, col tempo e la maturita' di distruggere tutto questo per lasciare e scarnificarsi, in qualche modo e lasciarsi piu' nudo e quindi piu' espressivi, anche. Credo che nel mio caso, almeno, sia accaduto questo.. Credo oggi di essere piu' espressivo di un tempo, di mettere anche piu' in pasto me stesso e le mie emozioni. Questo fa parte sicuramente di una crescita individuale e spero che quel giovane ventenne sia stato felice di vedere, attraverso una metaforica sfera di cristallo del tempo, dove la sua strada lo ha portato 40 anni dopo.

 

 

 

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